“MAMMA MIA” CHE PASSIONE!

Dedicata a chi dice che cambiare pannolini è una passeggiata!

 

EPISODIO 1: “ASILO NO!”

 

TRATTO DA UNA STORIA VERA

 

Chiara esce di casa al mattino presto. Sono le 7.40 quando infila le chiavi nello sportello della macchina per avviarla e arrivare prima all’asilo e poi in ufficio.

Si accorge di aver dimenticato il portafoglio in cucina: “Dannazione!” esclama tra sé e sé.

Francesco, che le tiene ancora la mano, comincia a fare i capricci: tra lagne e piagnistei, moccolo al naso e grida disperate, dichiara: “ASILO NO!!”.

Chiara “fa finta” di non sentire, e se lo “tira dietro” mentre percorre le 3 rampe di scale per rientrare in casa a recuperare il portafoglio.

Di lì a poco il dramma.

“ASILO NO!!!” Francesco si “piantona” sull’ultimo scalino prima del pianerottolo, a pochi passi dalla pedana d’ingresso.

Un piccolo sacco di patate, un sasso ancorato al terreno, un paletto piantato nella terra. “Maledetta forza di gravità!” quasi impreca Chiara.

Le urla rimbombano nel corridoio mentre la signora Maria, vicina curiosa, già assiste alla scena dallo spioncino della sua porta.

“MAMMA ASILO NO!”continua Francesco la sua battaglia per la libertà.

Chiara tenta inutilmente di “sedare” questa piccola rivoluzione improvvisa, rassicurando il bambino in tutti i modi possibili.

Nel frattempo tenta di avvicinarsi alla porta.

La mano di Francy è simile ad una ventosa di un polipetto adirato.

“ASILO NO! ASILO NO!” è divenuto lo slogan del bambino.

La mamma non trova altra scelta che trascinarlo fino alla porta: sono le ore 7.55.

Chiara evita di parlare per non dare troppo spettacolo ai vicini che, con la scusa di scuotere la pedana, si sono ormai tutti riversati nel pianerottolo.

“Mai che qualcuno voglia darmi una mano…” sempre tra sé e sé la povera madre inerme.

Finalmente riescono entrambi ad entrare in casa dopo che i pantaloni di Francesco hanno pulito ormai l’ingresso di casa.

Il portafoglio non è in cucina. “Miseria!” Chiara sembra al limite, non fa in tempo a voltarsi per cominciar a cercarlo che il piccolo si è già allegramente fiondato di fronte alla televisione dimenticata accesa: i Teletubbies sono in onda da qualche minuto.

Chiara approfitta della calma.

Corre in camera da letto, in bagno, nello stanzino e in salotto. Ma le sue ricerche risultano vane.

Dalla cucina intanto si odono risa e parole incomprensibili pronunciate a ritmo di musica: la pubblicità dello stracchino del “Nonno Nanni” colpisce per l’ennesima volta l’ilarità di Francesco che viene così rapito dall’allegro formaggino che scorazza libero nel cielo sopra fattorie e campagne sconfinate.

Chiara sorride. Quella pubblicità fa impazzire anche lei, sebbene in situazioni diverse da quelle: sono le ore 8.12.

“MAMMA! QUI!” Francesco vuole la mamma accanto per cantare la sigla dei Teletubbies che sono intanto ritornati in onda.

“Canta Francy che intanto la mamma cerca il suo portafoglio!” lo incoraggia dal balcone (era rimasto l’unico posto in cui poter guardare).

“MAMMA! QUI!” continua Francesco.

“Ci rinuncio!” sfinita Chiara si rassegna.

Velocemente carica Francy “in spalla”, spegne il televisore, chiude la porta, scende le scale, saluta la signora Maria, schiva il postino e riapre la macchina.

“ASILO NO! ASILO NO! ASILO NO!!!”

Chiara con un solo sguardo fulmina il figlio impedendo alle sue lacrimucce da coccodrillo di scendere dagli occhietti furbi.

“asilo no…” continua lo stesso a sussurrare Francesco mentre ammira i colori del suo nuovo zainetto.

Sono le 8.23.

Il tempo è poco per le diverse tappe da fare. Chiara carica il “pupo” sul seggiolone posteriore, lo cintura per benino e si mette alla guida.

Velox e limiti di velocità non vengono sbadatamente rispettati dalla mamma nervosa, ma la paletta bianca e rossa del carabiniere sul lato destro della strada non può non esser considerata. Una brusca frenata mentre la cintura viene infilata. Francesco sembra divertito.

“E che ca…” Chiara si arrende alla “giustizia”.

“Non crede di aver un tantino esagerato col piedino dell’acceleratore?” chiede l’ufficiale che si avvicina alla vettura.

Chiara apre il finestrino e sorride imbarazzata.

“Patente e libretto per cortesia” prosegue senza accorgersi della cintura slacciata.

Chiara apre il cruscotto. Un mondo magico le si para davanti. Pupazzetti, caramelle colorate e stelle filanti escono d’improvviso da quel piccolo nido polveroso.

“MAMMA QUI! MAMMA QUI!” urla Francesco.

“La mamma è impegnata con questo signore, stai buono un attimo.” Gli risponde in preda ad un ennesimo attacco di nervi.

“MAMMA QUI! ASILO NO! MAMMA QUI!” alza la voce.

“Che bambino vivace!” ironizza il carabiniere.

All’improvviso un flash. Il portafoglio?

“Merda!” finalmente esclama Chiara. (tra sé e sé)

“Allora signorina? Patente e libretto. Siamo ancora a letto stamattina?” si irrita così il carabiniere.

“A letto? Secondo lei con queste urla posso essere ancora a letto? Ecco il libretto, se ha ancora un attimo le consegno anche la patente…” risponde Chiara scherzando.

L’ufficiale non sembra divertito, afferra il libretto e ritorna verso la volante blu per registrare i dati.

“MAMMA QUI!!!” Francesco ricomincia a piangere.

“Francesco… basta! Ti ho detto che sono impegnata! Porta pazienza, finisco qui e poi ti porto all’asilo. Sai che bisogna andarci! Se fai il bravo magari ti vengo a prendere prima e ci andiamo a mangiare un bel gelato, va bene? Ma adesso calmati un attimo!” cede sfinita Chiara.

“MAMMA QUI!” Francesco si tira il cappuccio della felpa mentre continua a piangere.

“Ma cosa c’è? Cos’hai ancora? È freddo Francy, devi tenere la giacca! Adesso te la slaccio ma poi smetti di piangere!”.

Chiara si avvicina a Francesco, sistema il cappuccio e… miracolo! Il portafoglio!

Chiara sembra incredula. Toglie veloce il portafoglio dal cappuccio di Francesco che finalmente ride contento.

“MAMMA! BELLA!” Sembra quasi prendere in giro, ma almeno non piange più!

Il carabiniere è di ritorno.

“Allora? L’abbiamo trovata questa patente?”

“Ecco qui! Sa… i bambini! Hanno la mania di nascondere tutto quanto!” cercava di evitare così una multa.

“Guardi signorina, vada. Per questa volta lasciamo stare tutto quanto, abbiamo perso già abbastanza tempo!” conclude il carabiniere irritato da tutta la situazione.

Ore 8.45. Chiara finalmente riparte.

 “B.AVO F.ANCECCO! PE.Ó… ASILO NO!”.

 

 

 

CONTINUA…

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FILO DIRETTO CON LA “RETE”

SE AVETE L’IMPRESSIONE DI CAPIRCI DAVVERO POCO DI COMPUTER E TECNOLOGIE CONNESSE.

NON SIETE SOLI.

PARADOSSALE IRONIA TRA LE QUATTRO MURA

 

in casa Ponderini squilla il telefono.

 

M: PRONTO?

 

I:BUONASERA SONO PAMELA DELLASANTA E CHIAMO DAL CENTRO RICERCHE E STATISTICHE GLOBALI DELLA RETE TECNOLOGICA ITALIANA E INTERNAZIONALE, STIAMO CONDUCENDO SONDAGGI SU TUTTO IL TERRITORIO DELL’EMILIA ROMAGNA, HA QUALCHE MINUTO DA DEDICARMI?

 

M:SALVE…ECCO… AVREI DEI CAVOLETTI IN PENTOLA, MA MI DICA PURE… NON SCAPPANO VIA…

 

I:LA RINGRAZIO, MOLTO GENTILE SIGNORINA. QUESTO SONDAGGIO è FINALIZZATO SOPRATTUTTO A CAPIRE QUANTO LA TECNOLOGIA INFLUENZA LA VITA DI UN ITALIANO.

MA PRIMA DI COMINCIARE CON IL QUESTIONARIO VERO E PROPRIO, LE FARO’ QUALCHE DOMANDA DI CARATTERE PERSONALE:

QUANTI ANNI HA?

 

M: SE POSSO RIMANERE SUL VAGO LE COMUNICO CHE RIENTRO NELLA FASCIA DAI 0 ai 25 ANNI.  

 

—-SILENZIO—-

 

I: PASSIAMO OLTRE.

DI CHE SESSO è?

 

M: CHI?

 

—-SILENZIO—-

 

I: CHIEDO SCUSA SIGNORINA, ABBIAMO MODULI STANDARD CHE RILEGGIAMO OGNI VOLTA AL TELEFONO PER RENDERE TUTTO PIU VELOCE.

LE CHIEDO ANCORA SCUSA.

PASSIAMO ORA ALLA PROFESSIONE.

LAVORA O STUDIA?

 

M: SU QUESTA MI TROVA PREPARATA, PIU DI QUELLA SUL SESSO! LAVORO DA 3 ANNI IN UNA PICCOLA AZIENDA COME IMPIEGATA…

 

I: DEDUCO QUINDI CHE PASSI DIVERSE ORE DAVANTI AL PC…

 

M: INFATTI! HO SFONDI BELLISSIMI SULLO SCHERMO CHE AMO CAMBIARE OGNI GIORNO! LI DOVREBBE VEDERE! TRAMONTI MOZZAFIATO E ISOLE IMMERSE NEI MARI PIU LIMPIDI! CHE SPETTACOLO!

DICEVA DEL PC?

 

I: INTERESSANTE! COSI LEI SI OCCUPA DI GRAFICA PUBBLICITARIA! QUALI PROGRAMMI USA? COREL DRAW? ADOBE PREMIERE PRO?

 

M: ECCO… NON ESATTAMENTE. LE SPIEGO: ALLORA… COL TASTO DESTRO DEL TOPO FACCIO UN CLIC E SI APRE UNA TENDINA CON UN ELENCO DI FUNZIONI. SE LEI SELEZIONA “PROPRIETA’” SI APRE UN’ALTRA FINESTRA DOVE TROVA TUTTI GLI SFONDI. NON MI RICORDO DI PRECISO CHE PROGRAMMA SIA…

 

—–SILENZIO—–

 

M: PRONTO? PREGO CONTINUI PURE…I CAVOLETTI SONO INDIETRO CON LA COTTURA E HO ANCORA QUALCHE MINUTO. SA VIVO DA SOLA E FA PIACERE RICEVERE QUALCHE TELEFONATA OGNI TANTO!

 

—-SILENZIO—-

 

I: PROSEGUIAMO. E’ IN POSSESSO DI UN PC IN CASA SUA? LO USA SPESSO? QUALI PROGRAMMI UTILIZZA MAGGIORMENTE?

 

M: HO UN COMPUTER, VA BENE LO STESSO O DEVE ESSERE UN PC?

 

—-SILENZIO—-

 

M: ALLORA DICEVO, HO UN COMPUTER IN SALOTTO. LO USO SPESSO PER SCRIVERE I MIEI ARTICOLI, RICEVERE POSTA E ASCOLTARE MUSICA.

 

I: RESTANDO SUL DISCORSO MUSICA, PER QUANTO SI PARLI DI UNA COSA NON DEL TUTTO LEGALE MA DI DIFFUSIONE ORMAI MONDIALE, HA MODO DI SCARICARE FILE MUSICALI DA INTERNET? UTILIZZA QUINDI PROGRAMMI CONSONI A QUESTA FUNZIONE?

 

M: —-SILENZIO—-

 

I: —- SILENZIO—-

 

M: DICEVA DEL SESSO? LE HO DETTO CHE HO 22 ANNI?

 

—–SILENZIO—–

 

I: NON SCARICANDO MUSICA DA INTERNET, COME UTILIZZA ALLORA IL SUO COMPUTER? MASTERIZZA CD AUDIO O DVD VIDEO?

 

M: DUNQUE…SE SI POTESSE PROSEGUIRE CON LA PARTE “EASY” DEL QUESTIONARIO…

 

I: IN PAROLE POVERE SIGNORINA, SE MI PERMETTE UN ESEMPIO…

 

M: PREGO PREGO, SE LE RIESCE PIU SEMPLICE COSI’… IMMAGINO LA GRANDE DIFFICOLTA’ NELL’AFFRONTARE TEMATICHE DI QUESTO TIPO, IN FONDO LA CAPISCO BENE.

 

I: SI… MOLTO GENTILE…

 

M: SI FIGURI è UN PIACERE.

 

I. SE MI LASCIA PROSEGUIRE, TOLGO IL DISTURBO ENTRO POCHI ATTIMI.

SE UN SUO AMICO LE PRESTA UN CD DI UN ARTISTA CHE LE PIACE MOLTO E NON VUOLE COMPRARLO ORIGINALE CAUSA UN ELEVATO COSTO DEL PRODOTTO, COME SI COMPORTA? LO COPIA?

 

M: MI TENGO IL CD DEL MIO AMICO SPERANDO CHE SE LO DIMENTICHI. A PARTE GLI SCHERZI…

 

I: ECCO INFATTI. DICEVO…

 

M: “AL GIORNO D’OGGI ESSERE ALL’AVANGUARDIA CON LA TECNOLOGIA è DI ESSENZIALE QUANTO VITALE IMPORTANZA. DAL LAVORO ALLO STUDIO, DA un HOBBY COME LA FOTOGRAFIA AD UNA PROFESSIONE COME LA MUSICA.

NASCONO PROGRAMMI OGNI GIORNO FINALIZZATI A MODERNIZZARE I NOSTRI PICCOLI “ROBOT TUTTO FARE”, E MIGLIAIA DI PERSONE METTONO OGNI GIORNO ALLA PROVA QUESTE NUOVE INNOVAZIONI ESPLORANDO AFFASCINATI QUESTE NUOVE “STRADE” DEL FUTURO…”

 

I: PROPRIO QUESTO VOLEVO SENTIRLE DIRE! ALLORA LA TECNOLOGIA NON E’ UN MONDO DAVVERO A LEI SCONOSCIUTO!

 

M: COME DICE? CHIEDO SCUSA, STAVO LEGGENDO PROPRIO IL VOSTRO VOLANTINO INFORMATIVO RICEVUTO PER POSTA ELETTRONICA QUALCHE ISTANTE FA. LA FERMO SUBITO PRIMA CHE SPRECHI INUTILMENTE IL SUO TEMPO CON UN SOGGETTO COME ME. DAVVERO SIGNORINA, NON MI INTERESSA LA VOSTRA OFFERTA! SONO IMPEGNATA IN QUESTO MOMENTO, SA… STO USCENDO… NON HO PROPRIO TEMPO DA DEDICARVI!

ARRIVEDERCI!

 

I: MA….

 

—-TU TU TU——

 

 

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CRESCENDO

Ieri sera, mentre leggevo “Life” di Paulo Coelho non ho potuto far altro che rimanere

profondamente colpita da una bellissima frase che mi ha fatto davvero riflettere:

 

“ogni essere umano nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti:

costruire o piantare.

I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito ma presto o tardi concludono

quello che stavano facendo.

allora si fermano, e restano lì limitati dalle loro stesse pareti

quando la costruzione è finita, la vita perde significato.

Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano…

Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere.

Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo gli permette di vivere

come in una grande avventura.”

 

Sono rimasta parecchio a fissare il soffitto della mia camera interrogandomi sul significato di quanto avevo appena terminato di leggere.

Non ho potuto far altro che concordare sulla descrizione di quelli che lo scrittore definisce i ”Costruttori”.

Quante volte agiamo come loro? costruiamo con mattoni e cemento, con rigidità e durezza, palazzi che una volta terminati ci vanno davvero troppo stretti…e a quel punto non possiamo fare altro che fermarci e adeguarci a quello che abbiamo costruito, perdendo però tutto quel impeto e quella passione che avevamo alla partenza del progetto…troppo spesso ci accorgiamo a costruzione terminata di aver sbagliato il materiale usato per erigere quel edificio a noi tanto caro.

Troppo spesso neanche a metà ci rendiamo conto che abbiamo costruito una scala dove invece volevamo vedere una stanza vuota…e troppo spesso ci rendiamo conto che a quel punto è davvero difficile modificare il nostro operato.

Allora tutto perde il suo significato…noi stessi sembriamo perderlo…anche noi appesantiti da tutta quella solida calce…e ”restiamo lì limitati dalle nostre stesse pareti”.

Così accade quando ci facciamo prendere dalla fretta di fare e di non fare! come quando ci crediamo innamorati e vogliamo tutto subito e costruiamo alti cancelli per imprigionare il nostro amore.

Ma di amore forse non si tratta…Possessione o paura di rimanere soli…

Lavoriamo ore ed ore a testa bassa senza mai guardar cosa stiamo realmente facendo…

Crediamo di star costruendo una dimora per il nostro futuro, ma invece stiamo solo innalzando un imponente monumento alla Paura di perdere un nuovo ardore…ci affanniamo, anche per una vita…e solo alla fine ci rendiamo conto di non aver ascoltato quello che batteva dentro il nostro petto, ma quello che ci veniva suggerito da un passato.

Non dimenticato o un presente non pienamente realizzato…potremmo distruggere tutto e rifare tutto un’altra volta!! grida qualcuno sul tetto…

ma poi si guarda in basso…e assieme alle lacrime che scendono dal suo volto,scendono le sue ormai deboli forze e le sue ormai piccole speranze…e un’altra volta ”restiamo lì limitati dalle nostre stesse pareti.

Quasi mi sono commossa invece leggendo la leggera e semplice descrizione di quelli che vengono definiti ”Coloro che piantano”.

Un’immagine delicata di una persona che con amorevole cura pianta il suo seme nella terra inumidita dalla rugiada del mattino.

Un’immagine sempre più forte invece quella del lottare contro le tempeste e le stagioni pur di veder crescere quel piccolo seme: un seme che può essere un sogno da realizzare, un’amicizia da coltivare, un sentimento da veder tramutato in amore…quel seme potrà rimanere tale…oppure potrà tramutarsi in una splendida rosa…che ogni anno nella stessa stagione offrirà, al suo curatore, la splendida vista dei propri petali…Ed ogni anno sarà un’emozione diversa…nuova…come se quella stessa rosa ogni anno offrisse nuovi colori o sfumature…lo farà sorridere e gioire di ciò che con profonda fiducia e amore è riuscito a far CRESCERE…

proprio questo…CRESCERE…

di emozioni più grandi ne esistono davvero poche…o che possano comparare il meraviglioso miracolo che è il far crescere qualcosa…da un semplice battito del cuore ad una piccola vita dentro il grembo di una giovane madre…

Possa allora piovere, nevicare e soffiare vento da ogni punto cardinale…chi pianta sa affrontare tutto questo…oppure imparerà a farlo…anche perché ha sempre la possibilità di rimediare e modificare il proprio operato…può cambiare il concime per le proprie piante…può ripararle con piccole serre se la neve non cessa di scendere…e sa attendere diverse stagioni per preparare un terreno ottimale per darle una nuova vita…dormirà accanto a loro perché avranno bisogno di tutte le cure possibili…piangeranno quando le cure sembreranno non essere abbastanza…allora attenderanno…e l’attesa sarà allora ricompensata… 

Terminata la mia riflessione ho sorriso guardando la foto di una persona per me davvero Importante, capendo che non è il volere tutto subito che mi legherà di più a lui…

Non sarà il dirgli Ti Amo urlandolo fuori dalla finestra che me lo farà rimanere accanto per tanto tempo…ma saranno tutte quelle piccole premure che ogni giorno saprò offrirgli, tutte quelle piccole attenzioni che lo faranno sentire speciale ed importante ai miei occhi…e tutte quelle attese che me lo faranno apparire ogni volta sempre più meraviglioso…che sia questo il cammino giusto per arrivare ad AMARE una persona?

Ho sorriso di nuovo e mi sono addormentata con la serenità nel cuore.

 

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Nel caso avessi voglia di scrivere un blog

Ebbene cominciamo.

Sto per iniziare a scrivere un blog.

Già, una di quelle cose che si “trovano” in internet e spopolano da parecchio tempo.

A dire la verità non so nemmeno se scriverò storie di vita vissuta, oppure un insieme di assurde stupidaggini che pur andando tanto di moda di recente, finiranno cestinate dalla maggior parte dei lettori (adesso che ci penso potrebbero venir cestinate anche queste mie ”fantomatiche” storie di vita vissuta).

A dirla tutta non ne ho nemmeno tanta voglia, ma la necessità,(quasi ossessione) di riempire il mio tempo, comincia ad essere insostenibile anche per una essere umano paziente come me (questa è buona…).

Da dove posso cominciare…

Potrei intanto presentarmi indicando  nome, cognome e, perché no, indirizzo (così saprete a chi potete rivolgervi con precisione quando le mie storie vi condurranno a profonda depressione, insopportabile, insonnia e latente insofferenza per il resto del mondo), ma scommetto anche che le “pagine” dedicate alla mia descrizione verrebbero di certo saltate velocemente, quindi meglio evitare questo insensato spreco di tempo.

Allora partiamo col dire che tenterò di scrivere e pubblicare “belle” storie.

In tutte sarà presente il solito cattivone che vorrà rapire qualche ragazza bellissima e ricchissima. Ci sarà un bel principe sul cavallo bianco che salverà tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, suocere e nuore, parenti e serpenti.

Fine.

Non male, eh?!

NOTA DELL’AUTORE:

se non vi piace il genere evitate di cominciare a “sfogliare le pagine” di questo blog noiosissimo, che già vi anticipo, sarà pieno di descrizioni particolareggiate di paesaggi, suoni, rumori, colori, gusti ecc ecc…

Dimenticavo.

Nessuna storia avrà un lieto fine (giusta NOTA per i deboli di cuore).

Ora leggendo questa breve introduzione (magari siete riusciti ad arrivare fino a questo punto), vi sarete convinti a proseguire la lettura per compassione o pena (vi ringrazio).

Per quelli invece che hanno così deciso di riporre la propria attenzione su altri blog, grazie infinitamente lo stesso! (un favore potevate farmelo…).

Adesso ho finito…

 

Ah, dimenticavo

BUONA LETTURA!

 

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Se potessi avere “due 18 al mese”..

Tirando le somme, sottraendo i problemi e moltiplicando l’emozioni, è passato un altro anno ed il 18 settembre (puntuale come solo lui è capace) è tornato a farmi visita.

E’ arrivato col la sua ondata di fresca allegria per i 22 anni appena conquistati.

Non sono i 18 dove si vincono patente e “maturità”, e nemmeno i 20 dove si raggiunge con orgoglio la “seconda decina”, bensì i 22 che sommati ad altri 22 fanno 44; 44 come i gatti delle canzoni di bambina…con i baffi allineati (o erano forse le code?) e il famosissimo ”resto di 2″ (Dio mi scampi dal ricordarmi il continuo), e tutto il giochetto matematico connesso. Ed è proprio questo di cui si parla: un numero. Di solo un semplice numero. Quelli che ti insegnano alle elementari e per i più fortunati e svegli anche all’asilo, insieme alle 21 (cavoli quasi 22…) lettere dell’alfabeto! Quegli stessi numeri che impari lentamente ad odiare arrivati alle medie, quando la conta fino a 10 del nascondino non basta più; e poi le scuole superiori (senza essere bocciati), l’università (forse) e il mondo del lavoro (?) dove tutto (purtroppo) ruota attorno ad essi.

Ed è proprio da questi 22 anni in ufficio che scrivo.

Da questo computer che scrive tramite codice binario (ancora numeri?).

Ma così mi sto allontanando da tutto quello che in realtà volevo esprimere.

Stavo semplicemente ripensando a cosa mi è successo fino ad ora.

Per questo motivo (e per vostra somma gioia) vorrei brevemente elencarvi quelli che ritengo siano gli avvenimenti più importanti della mia esistenza, partendo appunto dal giorno più intenso della mia vita (per mia madre, io per fortuna non ricordo niente): la mia nascita.

ITALIA – 18 SETTEMBRE 1986: Era una notte buia e tempestosa (era tarda mattina in verità) e un grido si levò dal piccolo reparto di maternità dell’attrezzato e moderno ospedale di Bentivoglio, (osi attrezzato che dovettero trasferirmi “in quel di Bologna”  appena 24 ore dopo) Ma questa è un’altra storia. Tornando a quel piccolo urlo disperato, sono nata così, come credo il resto dell’intera popolazione mondiale, dal “sacro basso fondo” della mia povera madre dolorante. FINE.

Quando intendevo brevemente, intendevo brevemente.

Come? Non vi basta?

Sarei a dir poco crudele se pensassi anche solo di riportare altri “strascichi” della mia, ancora acerba, esistenza di giovincella (che, sottolineo, fa rima con donzella o damigella se fossimo nel Medioevo).

Come potete capire, notare e leggere, i miei 22 anni sono proprio questi: battute scherzose, ricordi speciali e “bene per il prossimo”, vista la mia cura nel risparmiarvi altri episodi di questi miei anni trascorsi.

Ed è tutto questo che mi fa sorridere mentre curiosa, sfoglio il calendario 2009, già proiettata avanti per vedere “di che giorno prenderà” il 18 settembre dell’anno avvenire (venerdì).

Tutto questo sono i miei 22 anni. Curiosità, stupore (se becca di venerdì mi allungo il fine settimana!!) e felicità.

Arrivata ad oggi, sarà grazie alla magia di questo giorno, che dopo Natale lo ritengo quello più festoso dell’anno, non riesco a ripensare ai momenti bui della mia vita (e qui si che sono davvero magnanima dell’evitarne anche solo una breve citazione), a quelli che ci saranno e a quelli che sto vivendo anche in questo settembre. Non li guardo perché come si fa con i film che non ci colpiscono la prima volta, non li rimettiamo nel nostro lettore dvd, cerchiamo invece di prestarli in giro, sperando che non ritornino più nel nostro salotto.

E poi di pessimi film, è pieno il mondo.

Sono invece quelli emozionanti e passionali che adoro riguardare 100 e 1.000 volte, fino a quando perfino il mio lettore dvd si stancherà di leggerli.

Un anno in più ha forse portato più coscienza  di tutto questo? Rileggendo queste parole, egoisticamente dico di si.

Perché tutti amano festeggiare il proprio compleanno (sembra quasi un obbligo), ma sono forse in pochi quelli che ne apprezzano il vero significato.

22 non è un numero. Ventidue è la mia vita.

Almeno per un altro anno.

Quindi sottraendo le somme, moltiplicando le divisioni e sommando gli addendi…

Come si dice in questi casi?

BUON COMPLEANNO!!

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C’ERA UNA VOLTA…

Se dovessi raccontare mille storie, forse le inizierei tutte così…

“C’era una volta in un paese lontano…”

E se dovessi dare un finale a tutte quelle mille storie, forse le finirei tutte cosi…

“Ma vissero davvero felici e contenti???”

 

 

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